In passato non tutto era meglio. Ma molte cose duravano più a lungo.
Domenica mattina, il caffè fuma e io scorro il web. È pazzesco quanto si possa acquistare online oggi. I mobili arrivano in tutte le varianti, stili e fasce di prezzo immaginabili. Questa assoluta disponibilità è, storicamente parlando, un fenomeno del tutto nuovo e trovo che la storia che vi sta dietro sia molto affascinante, ecco perché oggi voglio raccontarvene un po'. Quindi prendi anche tu il tuo caffè per una piccola lezione di storia:
Per secoli, tavoli, armadi e letti non sono stati articoli che il normale cittadino acquistava semplicemente perché gli piaceva il colore. Si trattava di oggetti che spesso si acquistavano solo una volta nella vita, perché i mobili erano piuttosto preziosi. La scelta era limitata: o ci si faceva realizzare qualcosa dal falegname locale o si costruiva da sé. I mobili venivano creati con impegno come pezzi unici artigianali e i materiali erano pregiati. In linea di principio, quasi tutto era fatto di legno massiccio, perché non c'erano praticamente alternative.
Chi aveva denaro, del resto, amava mostrarlo anche attraverso l'arredamento. Le sfarzose sale di Versailles ne sono un esempio quasi peccaminoso. Voglio però anticipare subito una cosa: esprimersi attraverso il proprio arredamento non doveva rimanere per sempre riservato solo ai super ricchi.
Il fattore scatenante fu, naturalmente, l'industrializzazione nel XIX secolo. Quasi tutti sanno che la produzione divenne così meccanizzata e orientata alla produzione di massa. I macchinari lavoravano il legno molto più velocemente rispetto al lavoro manuale e il pezzo unico divenne un prodotto.
Almeno altrettanto importante fu però qualcosa a cui inizialmente non si pensa: la logistica. Perché cosa serve una fabbrica che produce mille sedie se non riesci a farle uscire dal villaggio? Solo l'invenzione della ferrovia e della navigazione a vapore rese il trasporto economico, veloce e affidabile. La macchina ha trasformato il mobile in un prodotto, ma solo grazie a una logistica migliore è stato possibile proporre questi prodotti. (All'epoca tramite catalogo invece di Internet, ma il principio era simile.)
Una sedia in particolare è esemplare di questo cambiamento: la sedia da caffè di Michael Thonet. Quando la presentò nel 1859, fu una piccola rivoluzione. Non solo per le tecniche innovative di produzione in serie, ma perché la sedia era pensata in modo geniale. Poteva essere trasportata in modo molto efficiente smontata in singole parti (si dice 36 sedie per una cassa da 1 metro!) e poi facilmente assemblata a destinazione.
Nel corso dei decenni, si consolidò l'idea che il buon design di mobili non fosse più un lusso, ma qualcosa accessibile a tutti. Questa idea si concretizzò, come noto, al Bauhaus. In molti luoghi, però, ci si poneva la stessa domanda: come possiamo produrre un buon design che sia accessibile alla gente comune? Invece di legni costosi e laboriosi lavori artigianali, si puntò sempre più su materiali industriali come l'acciaio tubolare e il legno compensato. Curiosamente, si dice che la leggenda del design Marcel Breuer abbia avuto l'idea dell'acciaio tubolare curvato guardando il manubrio della sua bicicletta. All'epoca, tuttavia, il materiale era considerato così spudoratamente industriale che molti non volevano averlo nel proprio soggiorno.Ciò che mi affascina di più è la legge fondamentale dell'evoluzione: l'innovazione nasce quando c'è un problema da risolvere. Un falegname di paese di una volta, che lavorava per la famiglia Müller tre case più in là, non si poneva il problema di come far stare 36 sedie in una cassa. Thonet, che doveva trovare un modo economico per vendere le sue sedie, sì.
Ed è esattamente questo schema a ripetersi. Il successivo grande problema arrivò con la Seconda Guerra Mondiale: milioni di persone dovevano in qualche modo arredare di nuovo le proprie case, mentre mancava tutto. Nessuno poteva più permettersi legno massiccio o acciaio e ce n'era anche troppo poco. Da questa necessità, una vecchia idea si trasformò nel prodotto di massa successivo: il truciolato, pressato da scarti di legno e trucioli. Quello che oggi le lingue biforcute definiscono "mobili di bassa qualità", in origine era invece un autentico pezzo di democratizzazione dell'abitare. E da lì il progresso fu rapido: pacchi piatti da montare (flat-pack), catene di approvvigionamento globali, sempre nuovi materiali e tecniche di produzione. I mobili sono diventati beni di consumo di massa sempre disponibili.
Il nostro tempo, tuttavia, ci pone di fronte a un nuovo problema: abbiamo imparato per oltre un secolo a produrre mobili sempre più economici e velocemente, ma nel processo abbiamo disimparato a preservarne il valore. È qui che noi di Revive entriamo in gioco: consideriamo nostra missione recuperare in parte l'idea di un tempo, ovvero che i buoni mobili durino a lungo e valgano la pena di ritrovare la loro strada nel ciclo dell'economia circolare.
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